Intervista di Paolo Cucchiarelli a Vincenzo Vinciguerra

Paolo Cucchiarelli, giornalista dell’Ansa e autore del libro “il segreto di piazza Fontana” oltre che di diversi altri saggi storici, ha recentemente intervistato Vincenzo Vinciguerra sul suo ultimo libro, “Storia cronologica del conflitto mediorientale”. Lo ringraziamo per averci dato la possibilità di pubblicarla sul nostro sito.

Lei ha scritto molti libri in carcere (quanti?). L’ultimo è un libro cronologico di fatti e avvenimenti sul conflitto mediorientale. Cosa motiva questo tema e questa scelta?
Ho scritto diversi libri, dei quali cinque sono stati pubblicati, e molti documenti che pubblico sul sito archivioguerrapolitica.org. La scelta di questo tema è stata dettata dalla coerenza. Sono sempre stato dalla parte del popolo palestinese. Il libro ne costituisce una prova ulteriore, l’ultima in ordine di tempo.

Quale è il dato che l’aver allineato tanti fatti e avvenimenti assunti spesso in dosi omeopatiche fa risaltare?
L’ipocrisia di Stati uniti ed Unione europea, che si rappresentano come i difensori dei diritti umani nel mondo, della libertà dei popoli, delle minoranze oppresse ma sono da sempre solidali con lo Stato di Israele che opprime il popolo palestinese, gli nega ogni diritto e compie contro di esso periodiche rappresaglie che provocano migliaia di vittime civili.

Cosa c’è “dentro” questo conflitto le cui ripercussioni hanno tanto segnato anche la nostra recente storia?
La volontà di ridisegnare la mappa della regione mediorientale, facendo di Israele la potenza egemone in grado da fare da diga, con la ragione e con la forza, alla montante marea araba.

Lei distingue tra sionismo ed ebraismo; una distinzione diciamo impopolare. Su cosa è fondata documentalmente nel libro?
Il sionismo è un movimento politico, sorto per volontà delle élites intellettuali e finanziarie ebraiche europee in epoca coloniale, che si propone obiettivi che con l’ebraismo, inteso come religione, poco o nulla hanno a che fare. Nel mondo arabo, per secoli musulmani, cristiani ed ebrei sono riusciti a convivere in pace perché non è il credo religioso che divide i popoli ma lo sfruttamento politico che se ne fa. Il sionismo non rappresenta gli interessi dell’ebraismo e del popolo ebraico ma continua ad essere lo strumento politico e militare di élites la cui volontà di potenza e di dominio ha coinvolto il mondo intero in un conflitto che ha suscitato un’ondata di odio proprio contro quel popolo ebraico che il sionismo pretende di difendere e di rappresentare. La cronologia storica documenta come lo Stato di Israele sia sorto per il convergente interesse nell’area mediorientale, in funzione anti-britannica, di Unione sovietica e Stati uniti. Il ritorno degli ebrei nella “terra promessa” da dove nessuno li ha mai cacciati, è stato solo un espediente propagandistico per occultare gli obiettivi politici di un movimento che non ha esitato, con estrema spregiudicatezza, a farsi strumento delle mire colonialistiche delle grandi potenze del tempo. E continua ad esistere per lo stesso identico motivo e con i medesimi scopi. L’ebraismo rappresenta altro.

Perché questa guerra non sembra mai finire e cosa l’ha “incastrata” così come emerge dai  molti avvenimenti ricostruiti nel testo, una vera e propria guida ragionata agli avvenimenti di quell’area?
Il conflitto mediorientale attraversa ormai tre secoli di storia, ma il sionismo non ha raggiunto il suo obiettivo che è quello di rifondare il Regno d’Israele. Il “Grande Israele”, vagheggiato dai sionisti, è ancora un miraggio. Esiste uno Stato di poco più di 7 milioni di uomini che cerca di espandersi territorialmente e di attrarre sul suo territorio quanti più ebrei sia possibile. Questo obiettivo, peraltro dichiarato, del sionismo si contrappone alla pretesa di voler riconoscere un giorno l’esistenza di uno Stato palestinese. Questa guerra, quindi, è destinata a durare nel tempo, per decenni e forse per qualche altro secolo, per concludersi in modo tragico: o con l’assoggettamento dei palestinesi come sudditi del Regno di Israele o con la distruzione dello Stato di Israele. Si potrà evitare questo epilogo solo se la comunità internazionale vorrà trovare la dignità di ristabilire la giustizia in quelle terre martoriate rendendo al popolo palestinese quella libertà e quell’indipendenza che ancora oggi gli vengono negate. Non ci può essere, difatti, pace senza giustizia.

Cosa le rimane di questa grande fatica fatta, come immagino, in condizione difficili di lavoro?
Lo Stato italiano che ha gravissime responsabilità nella guerra civile degli anni ’70 nella quale sono intervenuti anche i servizi segreti israeliani, osteggia tutti coloro che cercano la verità. Nelle realtà in cui io continuo a vivere, per mia scelta, gli ostacoli e le pressioni per impedirmi di portare avanti le mie ricerche storiche sono stati fatti, ma non sono stati sufficienti a fermare il mio cammino. Ho la soddisfazione oggi di aver dato un contributo di verità alla storia del conflitto medio-orientale che ci ha riguardati e continua ancora oggi a condizionare la nostra politica interna ed internazionale. E non sarà certamente l’ultimo contributo.

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