“La lotta è armata. Estrema sinistra e violenza. Gli anni dell’apprendistato”

di GABRIELE DONATO

“La lotta è armata”: questo doveva essere il messaggio diffuso dalla foto della pistola puntata alla tempia dell’ingegner Macchiarini, nel marzo del 1972. Le parole sono di Renato Curcio, e si riferiscono al primo sequestro-lampo realizzato dalle Brigate Rosse. Si trattò di un episodio rilevante: i brigatisti avevano deciso di passare definitivamente all’azione. D’altro canto, quella primavera non ebbe un attimo di pace: pochi giorni dopo morì Giangiacomo Feltrinelli, mentre il maggio fu segnato dall’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Quali fattori determinarono un’escalation tanto drammatica? Per quali ragioni tanti gruppi della sinistra extra-parlamentare considerarono persuasiva l’ipotesi della violenza? Perché la tentazione del ricorso ad azioni terroristiche si rivelò tanto seduttiva? Questi sono gli interrogativi affrontati dal testo: la ricerca di Gabriele Donato propone una riflessione attenta sulle motivazioni che spinsero tante e tanti a scegliere la lotta armata, e analizza le argomentazioni grazie alle quali tale scelta trovò una legittimazione negli ambienti dell’estrema sinistra.

Gabriele Donato (Cividale del Friuli, 1976), è dottore di ricerca in Storia contemporanea e insegnante di Storia e Filosofia. Con l’Istituto friulano per la Storia del Movimento di Liberazione ha pubblicato nel 2008 la monografia Sovversivi, dedicata all’antifascismo cospirativo in Friuli fra le due guerre. Negli anni successivi si è occupato del movimento sindacale nel Novecento e della violenza politica nell’Italia degli anni Settanta, tema sul quale dal 2010 ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Trieste.

Recensione su “Il Manifesto”

Intervista all’autore sul quotidiano “Il Piccolo”

L’indice del libro (clicca sopra per ingrandire):

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