L’antifascista Servello

 

 

Opera, 24 novembre 2015

L’Associazione nazionale partigiani d’Italia e quella che riunisce i deportati in Germania hanno protestato con veemenza contro l’iscrizione del nome di Frank Maria Servello nel Famedio di Milano, nel quale sono elencati i cittadini che hanno onorato il capoluogo lombardo.
Per ex partigiani ed ex deportati Frank Maria Servello era stato un fascista e, come tale, non degno di figurare fra coloro che hanno dato lustro e prestigio a Milano.
Hanno torto.
Frank Maria Servello è sempre stato antifascista, fin dai tempi in cui risaliva la penisola accodato alla V armata americana e scriveva sui giornali stampati e diffusi da Pwb articoli di fuoco contro Benito Mussolini e i fascisti della Repubblica sociale italiana.
L’adesione al Movimento sociale italiano da parte di Frank Maria Servello è successiva all’uccisione dello zio, Franco De Agazio, da parte della “Volante rossa”, avvenuta a Milano nel marzo del 1947.
Franco De Agazio, a differenza dell’adorato nipotino, era residente al Nord, nel territorio della Repubblica sociale, dove si era distinto per il suo antifascismo tanto da essere messo in galera dai fascisti, quelli veri.
Nel mese di agosto del 1945, mentre i fascisti continuavano a morire per le strade di Milano per mano partigiana, Franco De Agazio veniva autorizzato dalle truppe di occupazione alleate a stampare una rivista, “Il Meridiano d’Italia”, che si distingueva per servilismo nei confronti degli americani e per l’acceso anticomunismo.
Nel marzo del 1947, De Agazio viene eliminato fisicamente dagli uomini della “Volante rossa” non perché fascista ma per la semplice ragione che stava pubblicando articoli sul cosiddetto “oro di Dongo”, pagina che il Partito comunista non voleva né poteva far riaprire perché intrisa di misteri e di sangue.
Ad assumere il controllo della rivista è il nipote, Frank Maria Servello, che raccoglie l’eredità ed i contatti dello zio fra i quali spicca il nome di Giorgio Almirante.
Servello aderisce al Movimento sociale italiano perché sa bene che questo partito è il prodotto di Confindustria, Vaticano, Democrazia cristiana e servizi segreti americani, che lo hanno creato perché inganni i reduci della Repubblica sociale italiana fingendosi loro difensore ed interprete bloccando, in questo modo, lo spostamento dei fascisti veri verso i partiti di sinistra, il socialista e il comunista.
Servello si trova a suo agio all’interno di un gruppo dirigente, quello missino, che sulla truffa politico-ideologica inizia a gettare le basi della propria fortuna ma, nel 1951, per faide interne lo buttano fuori dal Msi per “indegnità”, ovvero per il suo passato da antifascista che aveva allegramento sputato su Mussolini e i fascisti.
Fuori ci rimane poco, perché Servello ha buoni rapporti con industriali lombardi ed è, quindi, in grado di procurare finanziamenti dei quali i dirigenti del Msi non vogliono privarsi. Così è riammesso nel partito dove farà carriera come erede della Repubblica sociale italiana.
Nel numero del 3 maggio 1973, sulla rivista “Panorama”, Carlo Rossella rivela il passato di Frank Maria Servello e la sua espulsione per “indegnità” dal Msi nel 1951, ma non accade nulla.
I “fascisti” del Msi ormai “destra nazionale” hanno fra i loro deputati la medaglia d’argento al valor partigiano Giovanni De Lorenzo, ex direttore del Sifar ed ex comandante dell’Arma dei carabinieri, come presidenti i “badogliani” Alfredo Covelli e Gino Birindelli, come segretario nazionale il doppiogiochista Giorgio Almirante, quindi un antifascista che si finge fascista in più, come Servello, non provoca scandalo né ribellioni.
Nel 2006, per meriti ignoti, Frank Maria Servello viene premiato con l’Ambrogino d’oro e nominato Grande ufficiale della Repubblica antifascista.
Non si comprende, quindi, perché dinanzi al curriculum vitae di un truffatore politico che da antifascista nel 1945, si è finto fascista dal 1947 al 1994 quando si è nuovamente dichiarato antifascista con Alleanza nazionale, ex partigiani ed ex deportati abbiano tanto protestato.
Avrebbero, viceversa, dovuto chiedere che accanto al nome di Frank Maria Servello fossero disegnati una bomba a mano Srcm e un detonatore, giusto per ricordare il ruolo da lui ricoperto nelle pagine tragiche di Milano, scritte negli anni Settanta da quanti in lui vedevano una guida ed un esempio.
La bomba a mano che ha ucciso l’agente di Ps Antonio Marino il 12 aprile 1973 è stata lanciata da un cretino convinto di favorire, in questo modo, l’avvento al potere dei “colonnelli”, ma ad armare la mano del suddetto cretino sono stati quei dirigenti missini che da un “golpe” pensavano di trarre vantaggi più personali che politici.
In quanto al detonatore è quello che è esploso nelle mani di un altro cretino che voleva fare una strage sul treno Torino-Roma, il 7 aprile 1973, da attribuire a Lotta continua per dare una giustificazione ai violenti incidenti programmati per la manifestazione nazionale del Msi, prevista per il 12 aprile, indetta proprio da Frank Maria Servello.
I cretini si distinguono anche per interessata omertà perché tacere e coprire conviene sempre quando gli accusandi sono uomini di potere.
E così Frank Maria Servello ha concluso la sua esistenza come Grande ufficiale della Repubblica, benemerito di Milano e onorato ora come cittadino fra i più illustri.
Povera Milano, povera Italia!

Vincenzo Vinciguerra

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