Vulnerabili

 

 

Opera, 24 novembre 2015

La sanguinosa lezione impartita agli Stati uniti l’11 settembre del 2001 non è stata compresa appieno dagli Stati che sono politicamente, economicamente e militarmente forti.
Non hanno compreso che il tempo dell’impunità è finito.
Nell’era dei missili balistici, dei “Cruise”, delle bombe al laser, dei bombardamenti strategici, dei cacciabombardieri, dei carri armati pesanti, piccoli gruppi di uomini sono in grado di portare terrore e morte nei territori dei loro nemici, capaci di uccidere, disposti a morire.
La via dell’impero americano fin dal suo sorgere è costellata di milioni di morti, ma dobbiamo arrivare all’11 settembre del 2001 per assistere al primo attacco portato sul loro territorio da un pugno di uomini che, privi di armi sofisticate, seminano morte e fanno provare agli americani gli effetti di un bombardamento.
Ancora nel 1991-1992, la democratica Francia ed i suoi alleati riuscivano a fomentare in Algeria una guerra civile che è costata 200 mila morti per impedire al Fronte islamico di salvezza che aveva vinto le elezioni di assumere il potere e governare.
200 mila vite umane stroncate per le quali la Francia non ha pagato prezzo alcuno.
200 mila morti ammazzati sono certo un numero maggiore dei 130 che oggi la Francia piange, ma nessuno li ricorda, nessuno è intervenuto per fermare il massacro voluto dalla Francia e dall’Occidente per impedire il sorgere di uno Stato islamico in Algeria.
L’impero americano si è proiettato alla conquista dell’Asia e dell’Africa e, per un’opera che si profila immane, ha richiesto l’impegno degli Stati-clienti obbligati a versare il tributo di sangue e di soldi necessario per sorreggere questa conquista.
Nessuno si oppone alla strategia americana, in Occidente, ma nessuno potrà più illudersi di non avere più un prezzo da pagare, o purtroppo da far pagare ai propri cittadini, per favorire le conquiste dell’Impero.
Cartagine è risorta e la fortuna dell’Occidente è quella che ancora il mondo musulmano non ha trovato l’unità che lo renderebbe il nemico più temibile che esso mai abbia avuto.
Per ora i musulmani si combattono fra di loro in una guerra fratricida nella quale noi non avremmo avuto l’interesse di partecipare, se fossimo ancora una Nazione libera e indipendente.
Invece, contiamo morti in Iraq, Afghanistan, Bangladesh e ovunque gli italiani siano ormai considerati nemici.
Oggi, è alto il timore che i morti li dovremmo contare anche sul nostro territorio che, per gli interessi americani ed israeliani, di morti negli anni Settanta ne ha già avuti tanti.
Dobbiamo aggiungerne altri?
Se la forsennata politica dei governi italiani non verrà in qualche modo fermata, certamente sì.
Hanno rinunciato, Matteo Renzi e la sua banda, all’idea di mandare i Tornado italiani a bombardare il territorio del Califfato islamico, e tanto ci ha preservato, per ora, da attacchi.
Ma il fatto stesso di averci pensato dimostra il disprezzo che questa classe dirigente ha verso gli italiani e le loro vite.
Il problema non è rappresentato dalla distruzione militare dell’Isis, perché altri gruppi si formeranno, altri uomini indosseranno cinture esplosive e fucili d’assalto per vendicare i loro morti.
Vogliamo evitare di piangere la morte di tanti italiani?
Asteniamoci dall’intervenire in guerre e conflitti provocati dalla politica americana che ora sostiene i sunniti ed ora gli sciiti, che destabilizza il Medio Oriente e poi perde il controllo degli eventi, che crea il Califfato islamico funzionale agli interessi e al disegno strategico dei Paesi sunniti guidati dall’Arabia saudita e, poi, deve lasciare che venga liquidato dalla Russia e dall’Iran.
A settant’anni dalla sconfitta militare e dalla conquista dell’Italia da parte degli americani, può giungere anche il momento di riscoprire che siamo ancora un popolo di 60 milioni di persone capaci di scrivere il proprio destino e di riprendere a fare la politica dell’Italia per l’Italia.
Cominciamo a chiudere le basi militari americane in Italia, diamo il benservito a quel mostro politico e militare che chiamano Nato, restituiamo indipendenza ai servizi segreti, oggi mera appendice di quelli israeliani ed americani, e volgiamoci al mondo con parole di pace, non di una guerra che non è nostra, che è voluta da quel padrone di cui dobbiamo liberarci per il bene delle generazioni future.
Sono settant’anni che italiani muoiono per l’America. Facciamo in modo che essi vivano per l’Italia.

Vincenzo Vinciguerra

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