Soldi e potere

 

Opera, 6 dicembre 2014

L’inchiesta in corso a Roma conferma quanto si è sempre saputo sul conto dell’estrema destra, da sempre ricettacolo di quanti hanno avuto come unico scopo nella loro vita il raggiungimento di posizioni di potere e la costituzione di cospicui patrimoni personali.
Come al solito,stampa e televisione si affrettano a presentare i protagonisti di questa squallida vicenda come ex “eversori neri”, “terroristi neri”, ma non è mai esistita un’ “eversione nera” perché l’estrema destra è stata sempre, in Italia, un consapevole strumento del potere i cui componenti occultavano dietro un sipario politico, non ideologico, le loro ambizioni.
Queste non sono mai state rappresentate dall’aspirazione di restaurare il fascismo o di creare un regime che ad esso si ispirasse, ma da quella di raggiungere posti di potere.
I “congiurati” di Junio Valerio Borghese sognavano di divenire ministri, sottosegretari, senatori, deputati e, via discendendo nella scala gerarchica, portieri e netturbini con posto di lavoro a vita e stipendio assicurato. E così tutti gli altri.
Per raggiungere o mantenere posizioni di potere si è sempre ritenuto necessario coltivare i rapporti con la malavita organizzata, con le mafie italiane, così che l’essere delinquente non ha mai costituito motivo di emarginazione nei gruppi dell’estrema destra.
Non è un caso che l’interlocutore privilegiato di mafiosi ed estremisti di destra in Italia sia stato da sempre Giulio Andreotti, perché erano questi gli strumenti del potere democristiano. Lunghissima sarebbe la lista – se compilata – degli uomini dell’estrema destra italiana compromessi con le mafie e la delinquenza organizzata da Palermo a Milano.
La malavita non ha ideologie. Così che, nel 1991, a Parma, un mafioso calabrese era molto interessato a Stefano Delle Chiaie, da lui conosciuto nel periodo del “golpe” Borghese, non per riprendere i rapporti con un “camerata” ma semplicemente perché aveva una pratica da sbrigare al ministero del Tesoro che, con l’aiuto del”Caccola” era certo di chiudere recuperando una bella somma di denaro.
Nessuna collusione ideologica fra mafie ed estrema destra ma solo convergenza di interessi all’ombra del potere.
In questo modo, nel corso degli anni si è formata una mentalità che ha comportato, da parte dei militanti di destra, il passaggio alla malavita e ha radicato in tanti mafiosi e delinquenti il convincimento di essere “fascisti”.
Massimo Carminati che, ancora oggi, parla di “camerati”, è solo uno degli esempi, fra tanti, di personaggi che sono sempre stati delinquenti ma si compiacciono di presentarsi come portatori comunque di ideali che mai hanno avuto e conosciuto.
La figura del “camerata delinquente” è tipica del mondo dell’estrema destra che non ha principi, né valori né ideali.
Gianni Alemanno, come i suoi colleghi del Movimento sociale, si è convertito dall’antifascismo ma nessuno a Roma ha preso le distanze da lui e dagli altri, perché rinnegare idee e passato era un mezzo per giungere a posizioni di potere dalle quali aiutare i “camerati”.
Difatti, cosi è stato.
La destra in generale e l’estrema destra, in particolare, hanno dell’ordine pubblico lo stesso concetto che ne hanno le mafie che, difatti, nello zone che controllano vietano scippi, furti, rapine, spaccio di droga e quanto altro possa turbare la quiete che ad esse è necessaria per portare avanti, in silenzio, i loro lucrosi affari.
Non hanno certo avuto remore Fini e la sua banda di missini a porsi agli ordini di Silvio Berlusconi, pregiudicato e finanziatore della mafia.
Quanti “camerati ladroni” alla Carminati sono stati allevati all’interno delle federazioni del Movimento sociale e delle sedi dei gruppi ad esso collegati da Roma a Milano?
Tanti, decisamente troppi.
Quanto emerge a Roma può aiutare a porre fine all’equivoco rappresentato dall’esistenza di un “neofascismo” italiano nel dopoguerra,che non si è mai rifatto agli ideali di Benito Mussolini ma ai programmi di Frank Coppola e compari.
Questo mondo di estrema destra è l’espressione di un regime marcio, nel quale non c’è mai stato posto per ideali, dirittura morale e spiritualità.
Un’inchiesta giudiziaria non basta per fare pulizia del marciume dell’estrema destra romana ed italiana. Serve una revisione politica e ideologica, una riscrittura della storia di questo ambiente politico che per troppi anni ha infettato il Paese. Sarà allora possibile accertare che, tranne qualche rarissima eccezione, i camerati sono morti nella primavera del 1945 e, dopo, sono rimasti solo i ladroni e i cialtroni.

Vincenzo Vinciguerra

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